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Arbus-Guspini.

Bonifiche, un piano da 40 milioni 

Santina Ravì19 febbraio 2026

Dai siti minerari dismessi a una prospettiva di sviluppo turistico. Nei villaggi di Montevecchio e Ingurtosu, per decenni una ferita aperta nei Comuni di Arbus e di Guspini, simbolo di luoghi ad alto rischio di contaminazione, ora nelle stesse aree comincia a prendere forma un progetto che guarda nella direzione opposta: al via le bonifiche e la riconversione in chiave turistica e culturale. Non è un annuncio qualunque, è il punto di arrivo di un percorso di oltre 20 anni e l’inizio di una nuova fase, partita con la presentazione al ministero dell’Ambiente e alla Regione del progetto di bonifica di Montevecchio Ponente, il complesso minerario attivo dal 1848 al 1991 per l’estrazione di piombo e zinco.

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Il progetto

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La svolta concreta, giovedì scorso, Igea ha presentato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – direzione generale economia circolare e bonifiche – il progetto operativo di bonifica, messa in sicurezza e mitigazione del rischio ambientale della macroarea di Montevecchio Ponente. Un programma che di fatto conclude un complesso iter procedurale, cominciato a ottobre del 2016 con la prima proposta di sicurezza permanente dell’area, poi una via crucis tra investimenti milionari, opere avviate, interrotte, progetti rivisti e nuove iniziative. L’ultimo capitolo di una storia infinita risale al 2022, la ripartenza dei lavori con le integrazioni prescritte in seguito all’analisi dei rischi emerse dall’idea progettuale. «La nuova proposta che impegna risorse economiche per complessive 40 milioni di euro - spiega l’amministratore unico della società, Salvatore Mattana – affronta le criticità ambientali ereditate dall’attività mineraria. In campo una serie di opere atte a ridurre la diffusione della contaminazione dai centri di pericolo verso le matrici ambientali ad opera delle acque superficiali». Nello specifico il programma interessa 132.000 metri cubi di materiali e 96 siti, con asportazione e stabilizzazione delle discariche, tramite rimodellamento e ingegneria naturalistica. Per ridurre le infiltrazioni verso la falda acquifera, il dato più importante dell’iniziativa in quanto responsabile dei fiume rosso dei veleni, liquido ricco di solfati e metalli che fuoriesce dalla Galleria Fais e scorre lungo la spiaggia di Piscinas.

Costa Verde

La fine di un incubo per la spiaggia della Costa Verde, prevede 18 scavi minerari, un riempimento con circa 187.000 metri cubi di elementi asportati dalle discariche. «L’attesa, anche se lunga, è finita – commenta il deputato Gianni Lampis –. Spetta alla Regione attivarsi il prima possibile per la proceduta d’impatto ambientale». Un operatore turistico, Gigi Largiu: «Lo sviluppo di un economia consolidata non può prescindere dalla bonifiche ambientali». Il consigliere regionale, Emanuele Matta, conclude: «Le bonifiche sono una chiave importante per il via libera alle infrastrutture, pensiamo alle messa in sicurezza della viabilità di quell’area”.

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