Guai, pero', a dirlo a Villeneuve: con la schiettezza che lo contraddistingue, il canadese ha sempre sostenuto di correre per se stesso pur non intaccando l'affetto che lo legava a papa' Gilles, tanto da dedicargli la canzone 'Father' nel disco 'Private Paradise' pubblicato nel 2006, in uno dei tanti progetti collaterali della sua vita. Dopo il titolo del '97 e i cambi di regolamento, Villeneuve sposo' il progetto BAR del suo manager Pollock perdendo competitivita', chiuse con la parentesi in Renault e il biennio in Sauber sempre lontano dai migliori, ma la sua figura resta ancora oggi tra le piu' vive nel panorama motoristico. Dopo il rammarico del Triple Crown solamente sfiorato (secondo posto nella 24 ore di Le Mans dopo i successi in F. 1 e Indianapolis), Villeneuve si e' ritagliato anche un ruolo importante da commentatore della Formula Uno. E sempre a suo modo, con analisi e giudizi lontani dagli standard del politically correct (come le critiche a Lance Stroll che causarono il benservito della Williams dal box) ma sempre sinceri ed estrosi, come il casco multicolore progettato con uno scarabocchio di un ragazzino sognante e diventato compagno di avventura dai 18 anni. E chissa' che non possa tornare di nuovo di moda, magari per un ultimo, folle ma nel suo stile, assalto a Le Mans.
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